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Era tremonti che fin ad un paio di anni fa voleva metttere i dazi ai prodotti cinesi perché prodotti, appunto, in terribili condizioni di lavoro, con operai sotto pagati e sfruttati e non sindacalizzati….Ed oggi lo stesso Tremonti loda e plaude alle proposte della Fiat (cioèil  ricatto anticostituzionale e anti statuto dei lavoratori).

Infatti, dice tremonti: “L’accordo su Pomigliano è la rivincita dei riformisti su tutti gli altri”. Così il ministro dell’Economia, GiulioTremonti, ha commentato l’accordo separato su Pomigliamo d’Arco firmato tra la Fiat“.

Finalmente la quadratura del cerchio: non i dazi per i prodotti cinesi, ma la cinesizzazione dei lavoratori italiani

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Ancora sul Climat gate (o climatgate che dir si voglia).
A che punto siamo? punto morto. Nessuna notizia NESSUNA NOTIZIA SU GIORNALI O TELEVISIONE, UNO SCHIFO.

Ieri sera guardo TV5 Monde (la TV francese per i francesi all’estero), dopo la notizia su quella cricca di delinquenti che si sta incontrando a copenhaghen che ci condannera’ a vivereun nuovo medioevo, parte uan notizia sconcertante: in Giappone i pescatori disperati perche’ meduse giganti (ripeto meduse giganti) stanno affondando le reti. Una roba pazzesca immagini assurde. Le potete trovare pure su google di oggi. La colpa delle meduse giganti?? OVVIO IL RISCALDAMENTO GLOBALE!!!
non l’inquinamento, lo schifo che buttiamo in mare ogni giorno, i rifiuti nucleari, acidi di ogni tipo, nonche’ riuti organici…..no,la colpa e’ quel mezzo grado in piu’ in temperatura causato dall’uomo.

Non e’ finita, verso mezzanotte, mi guardo rainews24…MANCO A FARLO APPOSTA, STESSA SEQUENZA DI NOTIZIE: prima copenhaghen, e poi (“a proposito di riscaldmaneto gloable, dice la giornalista”) vedete qui le meduse giganti del giappone.

Stessa cosa nel canale tedesco.

Ma cosa cavolo sta succedendo?

Ma cosa e’ questo sistematico approccio europeo alla diffusione delle notizie.
Un lavaggio del cervello che proprina le stesse notizie nella setssa sequenza, in tutta europa?

E perche’ perche’ la notizia sui dati falsati, appunto falsati sul riscaldamento globale non viene data?

oggi una notizia interessante su yahoo.it, che dice: “Questo è il vero investimento Boom dell’oro, il valore continua a crescere ed ora si può anche investire online. » Ecco come muoversi “
Clicco sul link “Ecco come muoversi” e cosa trovo?
Trovo il seguento titolo:
“INVESTIMENTI Oro: è corsa alla vendita online!”

Cioe’ la sedicente giornalista NON indica modalita’ per INVESTIRE IN ORO, ma per sbarazzarsi VENDENDO (o meglio SVENDENDO) l’ORO che abbiamo per …… FARE SHOPPING!!!

Chiaro no?! In tempi di crisi, con le valute che valgono poco piu’ della carta igienica, cosa si consiglia di fare? Di sbarazzarsi dell’unico bene che abbia ancora un poco di valore, per poter acquisire soldi, che dovcrebbero essere usati per fare cosa…shopping! Per comprasi un maglioncino?!

Questa non e’ solo disinformazione, e’ sponsorizzare una truffa.

L’oro e’ uno dei pochi beni che di questi tempi preserva il suo valore. Investire in oro significa acquistarlo, e non svenderlo.

Canaglie

Dopo tanti mesi di assenza, torno ad INDIGNARMI.

Non se ne puo’ piu’, dei bassi tassi di interesse, dei pescecani, dei ladri istituzionali, delle banche e degli affaristi, delle bugie, del ponte sullo stretto, del nucleare in italia (mentre sarkozy fa un discorso davanti al parlamento in cui dice che vuole dismettere il nucleare per passare al 100% di energie rinnovabili…e l’Italia a dare i soldi dei contributenti ad EDF….vabbe’…), della censura sulle intercettazioni, dei porci maiali al comando,…..non se ne puo’ piu’.

Ma c’e’ una cosa che mi ha fatto drizzare i caplli in testa oggi, una notizia di repubblica, che recita:

Salvatore Scognamiglio aveva portato via una confezione di biscotti da 1,29 euro
Era recidivo e per effetto della legge Cirielli non ha potuto beneficiare delle attenuanti

Napoli, ruba un pacco di wafer
condannato a tre anni di carcere

Ma che giustizia e’ questa?

Impunita’ piu’ totale per i grandi malfattori e per le cariche SEDICENTI “INSTITUZIONALI” DELLO STATO, e tre anni di galera per chi ruba un pacco di biscotti.

L’Italia e’ proprio un paese di merda.

CONTINUA AD ABBASSARE I TASSI, GRANDISSIMO TESTINA DI QUIZ

possiamo bene cominciare a buttare quattrini dalla finestra perché ormai ci troviamo in mano carta igienica.

Consiglio: farsi la scorta di scatolette di tonno e fagioli, han più valore degli euri in cartamoneta

adios

Se qualcuno ha due neuroni nella testa, si rendera’ ben conto del fatto che il ponte sullo stretto e’ una grandissima cazzata.  

E poi i soldi non ci sono

preparasi ala cataclisma

ITALIA

INSOLVENZA

DEFAULT

Come si diceva nel post precedente (qui) ecco la libera traduzione del messaggio di Le Persan (i riferimenti all’economia francese ad ogni modo, non sono di pregiudizio alla valutazione generale; l’Italia non è immune, anzi, per l’Italia forse è pure peggio visto il suo debito pubblico enorme).

Per chi non avesse voglia di leggerselo tutto il messaggio è questo: il gruppo del G7 ha studiato soluzioni finanziarie per riparare i danni fatti dalle banche. Tali soluzioni si fondano su una ricetta semplice: usare il denaro pubblico per metterlo in istituti finanziari partecipi di un sistema malato destinato alla morte. Non solo questa soluzione è discutibile eticamente (premiare chi ha sbagliato) e scellerata dal punto di vista economico (aumento del debito, taglio a salari e servizi, aumento della pressione fiscale), ma non comprende nessuna garanzia, né piani di aiuto per salvare invece l’aconomia reale (cioè la produzione, cioè i posti di lavoro, cioè il reddito del ceto medio, quello che alla fine fa girare l’economia perché consuma di più). Queste soluzioni scellerate, non faranno che esacerbare la recessione in cui siamo entrati, e ci porterà dritti dritti verso una depressione (peggiore di quella 29 perché ancora più globalizzata). I politici quindi, non stanno facendo il loro mestiere: cioè trovare soluzioni ai problemi ben più gravi che ci aspettano nei prossimi mesi e anni. Lo sfacelo che ci aspetta sarà terreno fertile per i populisti. La repubblica di Weimar e l’ascesa del nazismo, pare che non abbiano insegnato nulla.

Traduzione: “Il susseguirsi degli eventi a catena, di natura sociale ed economica è semplice: Blocco dei crediti […], riduzione delle commesse e della produzione, fallimento delle piccole e medie imprese (PME), licenziamenti massicci nella grande industria, crescita della disoccupazione, in un contesto di riduzione degli indennizzi di disoccupazione, pressioni affinché si accettino lavori precari e dequalificati, impoverimento dei salari più bassi e delle pensioni; caduta del reddito relae delle classi medie in seguito al blocco dei salari e alla pressione fiscale finalizzata a pagare il crescente debito, necessario a riparare i danni del settore finanziario. Il dramma sociale ed i drammi umani che questi generano sono già sufficientemente chiari affinché si possa vedere cosa succederà in un contesto di crisi così acuta. Anche il conseguente effetto economico sarà enormi: ossia, una brusca contrazione della domanda  solvibile. Nonostante le nazionalizzazioni e capitalizzazioni delle banche, e la stabilizzazione delle azioni delle grandi imprese, la domanda non sarà più solvibile [= le persone non potranno più permettersi di acquistare merci], i prodotti resteranno negli scaffali della grande distribuzione, cioè darò un nuovo impulso alla spirale deflazionista [=diminuzione generallizzata dei prezzi, dovuta alla scarsa domanda di beni e prodotti]. Quali sono le risposte che i dirigenti politici possono dare di fronte ad una prospettiva del genere? Invece di focalizzarsi sulla crisi finanziaria a breve termine, quali sono le proposte per evitare la che recessione non si trasformi in una grande depressione? Non abbiamo, noi cittadini, il diritto di attenderci da chi ci governa che i dirigenti alzino lo sguardo e prendano conscienza del lungo termine, che anticipino le sfide dell’avvenire e propongano delle strategie per farvi fronte? Alcuni stimano che in un contesto culturale in cui il corpo sociale è piegato sul proprio individualismo, la depressione economica darà luogo solo ad un’ecerbazione delle angoscie individuali senza nessun effetto politico. Questa è una pia illusione, la rivolta della base repubblicana quando è stata discussa la prima versione del piano Paulson risuona come un eco a tutte le grandi paure della depressione del 1929.  Si può stimare quindi, che sia i sogni, sia i rischi del ‘Grand Soir’ [una rottura rivoluzionaria] non abbiano luogo. Ma cosa dire invece del populismo? Ha già fatto danni 70 anni fa, e nulla ci assicura che non ne faccia altri anche al presente, benché in forma diversa. Quel che è certo è che i populisti hanno il vento in poppa nei prossimi 12 mesi. L’ottimismo instrinseco alla natura umana fa in modo che il peggio non venga mai considerato come un’ozione credibile, fino al momento in cui poi arriva (a causa della mancata attenzione con cui ne abbiamo interpretato i segnali, o dell’incapacità ad imparare dagli eventi storici precedenti)  …..

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Testo originale: La réunion du G 7 vendredi 10 octobre n’a apporté aucun élément nouveau : un accord minimal s’est dégagé sur la poursuite de la perfusion du marché monétaire par les Banques centrales et la nationalisation partielle et temporaire des institutions financières qui viendraient en défaut. Ces mesures sont mises en œuvre depuis près de 6 mois pour les Banques centrales et le mouvement de nationalisation, engagé par Henri Paulson, s’est accéléré et a gagné toutes les capitales européennes depuis 1 semaine. Autant dire que combiné à d’autres mesures prises par les Etats, et non recensées par le G 7 dans son communiqué officiel, tous les instruments techniques pour résoudre les symptômes de la crise financière sont disponibles et sont utilisés. Et pourtant cela ne fonctionne pas. Comment donc ramener la confiance parmi les acteurs financiers qui ne croient plus eux-mêmes aux capacités auto-régulatrices du système qu’ils ont mis en place ? Les acteurs des marchés, qui sont malgré tout d’excellents techniciens financiers, ne croient plus à une solution technique ; ils attendent des dirigeants politiques une réponse politique. Leur offrir un catalogue de dispositions techniques, certes pour la plupart judicieuses, n’a aucun impact parce qu’elle tape à côté de la plaque. Qu’attendent donc les financiers ? La même chose que tous les citoyens : une réponse sur l’avenir qui s’annonce pour le moins inquiétant. Autrement dit, ce que tout le monde attend des dirigeants politiques est qu’ils nous disent comment ils entendent procéder pour que la récession ne se mue pas en une grande dépression. Cette attente était formulée assez nettement dans les salles de marché le 9 octobre et plus encore à la veille du G 7 le 10 octobre ; elle est latente dans le « corps social », notamment les classes moyennes qui fournissent le gros de la consommation et de la fiscalité. Or sur ce point, les dirigeants politiques occidentaux sont entièrement aphones : aucun n’a centré son discours sur la dépression qui s’annonce et comment faire pour éviter qu’elle ne se transforme en sinistre social et économique. Le message implicite de cet étonnant silence semble être que la dépression est inévitable et qu’il faudra payer les pots cassés (tel est notamment le sens du discours de Toulon de Nicolas Sarkozy). Mais s’est-on donné la peine de préciser assez concrètement ce que signifie ces « pots cassés » et quelles en seront les conséquences ? L’enchaînement économique et social est simple : blocage du crédit (les 22 milliards € du Livret Développement Durable mobilisé par le Gouvernement au profit des PME n’auront un impact qu’à la marge sur cette situation), réduction des commandes et de la production, dépôts de bilan des PME, licenciements massifs dans les grandes entreprises, accroissement du chômage dans un contexte de réduction des indemnités et de pression pour l’acceptation d’emplois précaires et déqualifiés, paupérisation des bas revenus et des petits retraités, chute du revenu réel des classes moyennes suite au blocage des salaires et à la ponction fiscale pour payer l’accroissement de la dette nécessaire à éponger les sinistres du secteur financier. Le drame social et les drames humains qu’ils génèrent sont déjà suffisamment clairs actuellement pour qu’on voit bien ce qu’il adviendra dans un contexte de crise aiguë. L’effet économique induit sera tout aussi redoutable : il conduira à une brusque contraction de la demande solvable. Les Banques auront beau avoir été recapitalisées par les nationalisations et le cours des actions des grandes entreprises industrielles stabilisé, quand la demande ne sera plus solvable, les produits resteront sur les rayons des distributeurs, ce qui donnera un nouveau tour de roue à la spirale déflationniste. Quelles réponses donnent les dirigeants politiques à cette perspective ? Au lieu de la focalisation sur la crise financière à court terme, quelles sont leurs propositions pour éviter que la récession ne se transforme en grande dépression ? Ne sommes-nous pas, nous citoyens, en droit d’attendre de nos dirigeants élus qu’ils relèvent la tête du guidon, prennent de la hauteur de vue, anticipent les défis de l’avenir et proposent les orientations pour y faire face ? Certains estiment que dans un contexte culturel et ancien de repli du corps social sur l’individualisme, la dépression économique ne donnera lieu qu’à une exacerbation des angoisses individuelles sans effets politiques. C’est un leurre : la révolte de la base républicaine lors de la discussion du 1er plan Paulson résonne comme un écho à toutes les grandes peurs de la dépression de 1929. On peut très valablement estimer que les rêves ou les risques de Grand soir n’ont plus cours. Mais qu’en est-il du populisme ? Il a fait des ravages il y a 70 ans et rien ne dit que sous une forme différente il n’en fasse pas de nouveaux ; ce qui est certain est que les populistes ont le vent en poupe et que ce vent soufflera encore plus fort en leur sens au cours des 12 prochains mois. L’optimisme inhérent à la nature humaine fait que le pire n’est jamais considéré comme crédible jusqu’à ce qu’il arrive faute d’avoir étudié vraiment ses signaux ainsi que l’enseignement des événements historiques. Traiter à bras le corps le problème de la récession d’ores et déjà lancée sur les rails est une exigence démocratique.

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