Trattato di Lisbona


Berlusconi: serve un ombrello europeo, servono i fondi di tutti (per salvare chi? a quale amico deve passare una fetta di torta? C’è forse di mezzo l’ingresso della famiglia del biscione in mediobanca?)

Merkel: Col caschio, io mi salvo le banche mie, tu ti arrangi con le banche tue. Noi c’abbiamo un’economia reale, mica le tue segretarie da vedersi in vacanza.

Faccia scurissima di berlusconi alla conferenza stampa congiunta (se i soldi non arrivano dall’europa, dove caschio li trovo io? Tremonti questa volta si mangia la calcolatrice)

Brown: la Merkel non assicura un bel niente, l’irlanda nemmeno (ovvio, se tutti i liquidi fanno la fuga verso germania e irlanda, la regina [/&%$%$*!!!] resta con la coroncina di bronzo in mano). 

Sarko le mokò mangia la foglia e cerca di fare dichiarazione comune: l’UE proteggerà i risparmi.

Ma l’euro-armata brancaleone avanza in ordine sparso.

Veltroni: sciugurati al governo, non avete capito un caschio, fate solo propaganda.

D’alema: W Marx

Tremonti: no, l’ho detto prima io

Bersani: bisogna rilanciare i consumi (cioè, non ci sono gli occhi per piangere, ma bisogna cercare gli spiccioli, vediamo marcegaglia cos’ha il coraggio di dire)

Il Papa: I soldi sono nulla, la parola di Dio è tutto. I soldi vanno, la parola di Dio resta.

La depressione: Aridateci l’8 per mille

Pare che abbiano abbassato i rating di Unicredit (qualcuno si prepara all’attacco?)

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L’ennesimo illuminante commento domenicale del direttore.

L’opinione pubblica non ha più voce. Ma va? 

Ottima la visione bianco&nero, fra i rincoglioniti dalle tv berlusconiane ed i miti riformisti del piddì, poveretti, stanchi e senza voce.

Ad ogni modo, stiamo tranquilli che ci pensa lui ed il suo giornale a dare voce a chi non ce l’ha.

Rapida occhiata alla prima pagina del giornale in rete: prima notizia sulle nevrosi di bossi; seconda notizia sulle olimpiadi; terza notizia sulla crisi in georgia (con pessimo seguito di disinformazione sulle responsabilità dell’armata rossa, inclusa la caccia al giornalista).

Che poi, detto fra noi, se i giornalisti facessero il loro mestiere onestamente, forse (forse), i russi sarebbero meno incazzati. 

E questa è la pagina che dovrebbe dare l’agenda di pensiero all’opinione pubblica. Bell’affare, siamo in una botte di ferro.

A quando un po’ di sana verità, del tipo:

1. Le risorse sono finite, siamo con l’acqua alla gola, la coperta è troppo corta, fatevene una ragione, smettete di prendere la macchina per fare 100 metri e comprarvi le sigarette, perché stiamo finendo il petrolio (fattore importante nella crisi usa-russia sulla georgia).

2. Chi pagherà il prezzo sarete voi, ultimi cittadini, ultimi consumatori che non consumano più, voi che andate in vacanza con il mutuo, e che sgobbate un anno per ripagarlo, per poi ricominciare il prossimo agosto.

3. Scordatevi il taglio dei finanziamenti ai giornali. Se non ci sono asili nido, se non potete permettervi una sanità privata più o meno decente (inclusi i macellai taglia-polmoni a pagamento) sono cazzi vostri.

4. Ne frattempo se potete spendete, consumate, scialacquate il poco che vi resta, e magari compretevi qualche giornale, tanto con un inflazione programmata all’1.7 % (decisa dalla BCE), il prezzo conviene.

5. Se poi volete leggere commenti, incazzature, o polemiche varie su…per esempio (tanto per dirne una) … sull’autentico colpo di stato di fine luglio, sull’approvazione del trattato di lisbona…beh…non contate su di noi.

In realtà è pure comodo che ci sia un berlusca o un bossi di turno da poter additare, perché catalizzano l’attenzione dell’opinione pubblica; temi minimi, dettagli nazionali, mentre tutto quello che succede intorno (e che in buona parte contribuisce al veloce sfacelo italiano) resta su uno sfondo incomprensibile, annebbiato, e lontano. 

Questa è disinformazione. Questo è mentire alla gente. Nascondere le verità, alterarle, modificarle, a proprio vantaggio ed a vantaggio degli interessi di pochi. 

Non c’è buona fede in quello che si legge sui giornali italiani e non. Se la gente si svegliasse, sarebbero cazzi amari, forse prima di tutto, proprio per chi continua a mentire e divulgare informazioni false e fuorvianti.

Ma questo, non si dice mai.

Il silenzio è d’oro

Con quale faccia di malta i politici correnti, di destra e sinistra, continuano a sbattere in faccia ai cittadini la loro arroganza, supponenza e demagogia, nell’imporre un superstato europeo che nessuno vuole? La gran fretta della ratifica di un trattato illeggibile e inaccessibile al cittadino medio, dentro le camere parlamentari (di nascosto), la assoluta mancanza di informazione da parte dei media maggioritari (giornali e tv) sui contenui del trattato di lisbona, sono solo sintomi di un male che nessuno ha il coraggio di diagnosticare: soppressione e annullamento della democrazia.

Questo despotismo europeo è infarcito di demagogia e paternalismo (gli irlandesi avrebbero dovuto votare perché l’europa li ha aiutati a rimpiazzare James Joyce con i SUV 4×4).

C’è un assoluto disprezzo per la voce dei cittadini: “Per cominciare, non credo che il referendum sia lo strumento adatto per decidere in materia di trattati internazionali“. Domanda: e perché mai i cittadini non possono pronunciarsi e scegliere sul loro futuro? Perché si suppone che poveretti non abbiano le capacità di capire e comprendere cosa sia meglio per loro?

Si paventano sistemi truffa per forzare le scelte: “Et si en somme, le veto s’appliquait aux bloqueurs et non pas aux bloqués, comme dans une démocratie ?” (=’e se, insomma, il veto si applicasse ai ‘bloccatori’ e non a chi viene bloccato, come in una vera democrazia’ !?); Domanda: si vorrebbe forse impedire il diritto di veto ad un paese perché altrimenti si blocca il processo di europeizzazione forzata di tutti gli altri?!

E ancora: “Il sistema del referendum nazionale può consentire ad una minoranza di prevalere rispetto agli orientamenti della maggioranza dei cittadini“. Domanda:  dove sta scritto che la maggioranza dei cittadini europei vuole questo processo a tappe forzate? Perché non si procede ai referendum in *tutti i paesi* dell’unione? 

Altra cosa sarebbe prevedere una consultazione collettiva di tutti i Paesi nella quale si manifesti limpidamente la volontà maggioritaria degli europei. C’è una leadership politica europea che abbia il coraggio muovere in questa direzione?Domanda: ma se non c’è questa leadership politica che *abbia il coraggio di esporsi* all’opinione della cittadinanza, allora gli attuali leader perché non se ne vanno a casa?

Il punto è che ogni volta che i cittadini hanno avuto la possibilità di pronunciarsi su tali questioni, la risposta è stata NO; Le ratifiche parlamentari, fatte alla chetichella servono molto probabilmente, ad evitare questo. E questa NON E’ democrazia, è imposizione.

Prova ne siano le forme di coercizione immaginabili, attraverso le quali si potrebbe scavalcare il voto irlandese:

1. far ripetere il voto ad libitum fino a che il risultato non è in linea con i desideri dell’europolitburo; 

2. adattarsi od essere buttati fuori dall’unione (bell’affare, adottare l’euro, delegare la sovranità monetaria ad una banca centrale europea, e poi essere buttati fuori a calci; ma forse l’unione monetaria che precede l’unione politica non è un caso);

3. formulare un quesito refendario truffaldino, per costringere i votanti ad un SI.

Il *garante della repubblica e costituzione italiana* (così come il partito ‘democratico’) dovrebbe  preoccuparsi della direttiva europea settimana lavorativa a 65 ore, proposta dalla commissione; e tenere a mente che non si fa l’europa con la stessa filosofia con la quale si ‘esporta la democrazia’.

E detto fra noi, l’inghilterra non ha ancora ratificato il trattato: fortunatamente, esiste ancora qualche spazietto per la DEMOcrazia.

Pena di morte

La depressione spalanca gli occhi di fronte alle affermazioni di Giulietto Chiesa: “Si scoprirebbe che questo Trattato, per fortuna nostra per ora respinto, reintroduce la pena di morte. Quella che in Italia e non solo in casa nostra, è stata da tempo cancellata come ipotesi giuridicamente accettabile. Certo non si vede a occhio nudo, ma quei drappelli di cui sopra ce l’hanno rimessa. Con tutte le cautele del caso, naturalmente, in “protocolli aggiuntivi”, in “allegati”, che però da qualche parte sono dichiarati “parte costituente dei trattati” e quindi hanno valore vincolante per tutti […] La morte, cioè l’uccisione nella pubblica via, “non viola” i principi se “è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario” (art. 2, paragrado 2 della Carta dei Diritti Fondamentali). E cioè quando? Quando si stia reprimendo “in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione”. O per “eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta“.

Ma se Chiesa è un eurodeputato, forse ne saprà qualcosa…ma avrà ragione?

Diritto alla vita, Articolo n. 2 della Carta dei Diritti Fondamentali europea:

1. Ogni persona ha diritto alla vita.  2. Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato. 

Sembrerebbe di no….forse Chiesa si sbaglia…..ehi! Un attimo,  c’è un allegato alla carta, che si chiama  “Spiegazioni relative alla Carta dei diritti fondamentali”. Allora, vediamo che dice la spiegazione sull”articolo 2:

Le disposizioni dell’articolo 2 della Carta corrispondono a quelle degli articoli summenzionati della CEDU e del protocollo addizionale e, ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 3 della Carta, hanno significato e portata identici. Per tanto le definizioni «negative» che figurano nella CEDU devono essere considerate come presenti anche nella Carta

a) articolo 2, paragrafo 2 della CEDU: «La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario: 

a) per garantire la difesa di ogni persona contro la violenza illegale; 

b) per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta; 

c) per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione» 

Capperi, Giulietto Chiesa ha ragione….. la pena di morte sembra rientrare dalla finestra..in caso di …sommossa o insurrezione??? Insomma, come ai tempi del Radetzky?

Ma cosa dice la costituzione italiana in merito? Dall’ articolo 27: “Non è ammessa la pena di morte”.

La marcetta del Radetsky è d’obbligo.

Buona europa a tutti!!!!!

Stasera la depressione ha fatto una ricerca sul testo che elenca i diritti fondamentali dell’unione europea, ha cercato alcune parole chiave che figurano nella costituzione italiana. Vediamo alcune differenze.

1. diritto al libero pensiero e sua espressione.

Articolo #10. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o convinzione, così come la libertà di manifestare la propria religione o la propria convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osser vanza dei riti. Articolo #11: Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. 2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati. 

Non torna qualcosa…. L’articolo 11 dice che si ha diritto alla libera espressione, avere opinioni (e ci mancherebbe) e ‘ricevere e comunicare informazioni ed idee’ …nel testo inglese, si legge ‘impart’, un verbo un po’ elusivo. L’articolo #21 della costituzione italiana dice esplicitamente che: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Insomma, fa chiaro riferimento ai mezzi, ai modi. Inoltre, mentre la costituzione italiana fa riferimento pure alla censura: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.” la carta non vi fa riferimento, affermando in termini generici che: “La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati”. 

2. diritto all’istruzione.

Articolo 14: 1. Ogni persona ha diritto all’istruzione e all’accesso alla formazione professionale e continua. 2. Questo diritto comporta la facoltà di accedere gratuitamente all’istruzione obbligatoria. [nel testo inglese: this right includes the possibility to receive free compulsory education].

Quindi, si ha la ‘facoltà’ (la ‘possibilità’ nel testo inglese) di accedere gratuitamente all’istruzione obbligatoria…insomma, la scuola obbligatoria gratuita non è un dato di fatto, ma facoltativo.  Eppure i costituenti italiani nell’articolo 34 avevano scritto che : “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.” Ci potrebbero essere delle sorprese nel futuro della nostra maltrattata scuola pubblica (e gratuita).

3. diritto alla salute.

Articolo 35. Ogni persona ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali. Nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche ed attività dell’Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana. 

Ecco, la salute per se non sembra essere un diritto, infatti il titoletto dell’articolo 35 è “Protezione della salute”. Si evince che il cittadino europeo ha diritto di accedere alle cure mediche, ma non è chiaro su quali siano le modalità con le quali queste cure vengono offerte. L’articolo 32 della costituzione italiana, invece, recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” Cure gratuite garantite dalla repubblica. Se qualcuno spera nelle polizze private, forse dovrebbe vedersi il film Sicko.

4. diritto al lavoro.

Articolo 15. 1. Ogni persona ha il diritto di lavorare e di esercitare una professione liberamente scelta o accettata. 2. Ogni cittadino dell’Unione ha la libertà di cercare un lavoro, di lavorare, di stabilirsi o di prestare  servizi in qualunque Stato membro. 3. I cittadini dei paesi terzi che sono autorizzati a lavorare nel territorio degli Stati membri hanno diritto a condizioni di lavoro equivalenti a quelle di cui godono i cittadini dell’Unione. 

Ok, in europa si ha il diritto di lavorare, esercitando una professione scelta o accettata (accettata? strana terminologia..anche nel testo inglese la dicitura è: “accepted occupation“). La costituzione italiana si esprime in modo diverso nell’articolo 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto“. Insomma, il diritto non sta nel lavorare ma nell’accesso al lavoro. E questa pare una differenza mica da poco. Continua l’articolo 4 della costituzione italiana: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Quindi non una professione “accettata”, ma un’attività che sia compatibile con le proprie possibilità e scelte. E’ ben diverso. Ancora, l’articolo 35 della costituzione italiana dice che: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni“. L’articolo 1, dice che l’italia è una repubblica democratica  fondata sul lavoro.

5. Condizioni di lavoro.

1. Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose. 2. Ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro, a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite. 

Non pare ci siano menzioni sul cosa garantisca condizioni dignitose di lavoro; dettaglio che invece viene stabilito nell’articolo 36 della costituzione italiana, che dice: “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”

“Ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro” dice l’articolo europeo. E infatti, una nuova direttiva UE ci dice che il tetto massimo delle ore lavorative settimanali, è 60 ore.

Ora, alla fine di questa piccola carrellata, è lecito chiedersi se il garante della costituzione italiana non trovi nessuna obiezione all’applicazione della carta dei principi fondamentali legata al trattato di lisbona. E’ pure lecito chiedersi  quale sia la relazione fra 60 ore di lavoro settimanali ed i commenti (giusti) sulle morti bianche che affliggono l’italia. Quali possono essere le tutele di operaio che sta sulle impalcature per 60 ore a settimana? O quelle di un infermiere? E come si conciliano tempi di lavoro di 60 ore settimanali con il diritto ad avere una famiglia e prendersi cura dei propri figli? 

Strano ma vero, la carta dei principi fondamentali detta anche il modo con la quale la suddetta carta deve essere interpretata, anzi, come non deve essere interpretata: “Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata come limitativa o lesiva dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali riconosciuti, nel rispettivo ambito di applicazione, dal diritto dell’Unione, dal diritto internazionale, dalle convenzioni internazionali delle quali l’Unione o tutti gli Stati membri sono parti, in particolare dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, e dalle costituzioni degli Stati membri

Libertà dell’ossimoro. A chi legge il giudizio.

 

Morale

E’ probabile che ci siano diverse motivazioni alla base del no al trattato di la Lega ed esponenti di sinistra

 

Leggo sul manifesto che il presidente della repubblica, non l’ha presa proprio bene sul no degli irlandesi al trattato di lisbona. E chi altri se l’è presa??

Leggo dal manifesto.it: “Berlusconi si mostra invece preoccupato […] Frattini dichiara che «l’integrazione non può fermarsi» e invita a riprendere subito al strada, ma «evitando accelerazioni unilaterali»: l’Italia, dice, farà la sua parte. Il ddl di ratifica del trattato dovrebbe essere approvato dalle camere entro luglio. E Fini invita il governo a riferire in parlamento sulla strategia che intende adottare dopo il no irlandese. Più esplicite richieste di chiarimento […] arrivano dal Pd (Arturo Parisi e Maria Paola Merloni, ministra ombra alle politiche comunitarie), dall’ex ministra Emma Bonino e dai Verdi (Angelo Bonelli). Tutti allineati con la posizione di Napolitano i protagonisti della politica europea del defunto governo di centrosinistra: da Romano Prodi in persona […] all’ex ministro degli esteri Massimo D’Alema all’ex titolare dell’Economia Padoa Schioppa”. Insomma un po’ tutti sembrano preoccupati, tranne la Lega (calderoli brinda e chiede il referendum) e rifondazione comunista….Ma che strano melange di idee…rifondazione e la Lega. Che la Lega sia per sua natura non troppo europeista lo dimostra la sua linea federalista, in Italia. Figuriamoci se anela ad un’ammucchiata europea. Ma rifondazione? Ma non erano europeisti loro?

Leggo ancora sul manifesto.it, che in Irlanda “Il no ha fatto una grande campagna per esempio sui diritti dei lavoratori che con il trattato di Lisbona sarebbero stati seriamente compromessi, così come il potere e il primato dei servizi pubblici“.  Ahia

Ma sarà vero? Cosa dice il trattato? E soprattutto a quali principi si ispira?

Da wikipedia: “La Carta [dei principi fondamentali nota] è stata inserita come seconda parte della Costituzione Europea, in modo che quando questa fosse stata ratificata anche la Carta avesse assunto valore giuridico vincolante. Dopo il fallimento della ratifica della Costituzione si è aperto un dibattito sull’opportunità di inserire la Carta nel nuovo trattato. Nel Trattato di Lisbona si è deciso di inserire solo un articolo con un rimando esplicito alla carta: riferimento comunque sufficiente a rendere la Carta giuridicamente vincolante per gli stati membri dell’UE.”

E quindi,  a quali principi si ispira questa benedetta carta?