Carbon trading scheme: è questo il pezzo del puzzle che mette insieme i file usciti fuori dal CRU (il sedicente centro di ricerca dove sedicenti scienziati truffano i dati) a pochi gorni dagli accordi di Copenaghen, ad un anno dello scoppio della bolla immobiliare americana.

Ritorniamo al post precedente (https://caspiandepression.wordpress.com/2009/12/12/riscaldamento-globale-iii-quello-che-i-media-non-dicono-quarta-parte-parte/): la Shell è interessata a collaborare con il CRU, sempre che la collaborazione (che dovrebbe coinvolgere la sponsorizzazione di una tesi di dottorato studenti provenienti da paesi in via di sviluppo) riguardi: carbon emission trading scheme e CDM.

Iniziamo dal CDM
Allora: di cosa si tratta?

Il CDM (Clean Developing Mechanism) è un meccanismo per acquistare crediti per poter inquinare. Funziona cosi’ (da wikipedia):

-Un’azienda privata od un soggetto pubblico realizza un progetto in un paese in via di sviluppo mirato alla limitazione delle emissioni di gas serra (ad esempio, la ditta della presidente di confindustria, costruisce e mette in fuzione pannelli solari in un villaggio indiano, ndr).
– La differenza fra la quantità di gas serra emessa realmente e quella che sarebbe stata emessa senza la realizzazione del progetto (scenario di riferimento o baseline), è considerata emissione evitata ed accreditata sotto forma di CER (1 CER = 1 tCO2eq, tonnellate di CO2 equivalenti)
– I CER poi possono essere venduti o accumulati

Dove sta la truffa dietro a questo meccanismo?

Beh, prima di tutto non e’ detto che il progetto sia effettivo. Non sarebbe la prima volta, ce ne sono di progetti che in realta’ non vedeno mai la luce (come gli ospedali e le scuole fantasma che ENI avebbe dovuto mettere in piedi per compensare il delta del Niger dei disastri ecologici locali).

In secondo logo, l’investimento viene fatto in zone dove la produzione di gas ad effetto serra e’ praticamente nulla (paesi “in via di sviluppo” come recita la definizione). Quindi l’obiettivo di produrre meno gas serra in realtà rimane disatteso.

In terzo luogo, con questo meccanismo si compra diritto ad inquinare per pochi spiccioli. Costruire una centrale solare (per esempio) nel milanese, dove si producono molti piu’ gas serra del villaggio della foresta indiana, costerebbe assai di piu’. Quindi, le aziende inquinanti, con due soldi si liberano del fardello dei “debiti di carbone” e continuano ad inquinare alla grande.

Non solo, con investimenti furbi, e’ possibile raccogliere una grande quantita’ di crediti CER, e poi rivenderli (ad un prezzo…..fissato dal mercato….ossia a prezzo monopolio, visto come funzionano i nostri mercati).

Un esempio del disastro che questi progetti CDM provocano ai paesi in via di sviluppo è qui (http://www.pbs.org/frontlineworld/stories/carbonwatch/?utm_campaign=CarbonWatch&utm_medium=CarbonContext&utm_source=TreeImage).

I film ci mostrano una realtà drammatica: aziende altamente inquinanti come shevron, general motors, aep, hanno letteralmente comprato pezzi di foresta pluviale in brasile.

Gli alberi (che sono riserva verde) vengono preservati (cioè tenuti da parte da queste corporation) come ‘crediti’ per avere il dirtto ad inquinare.

L’acquisto non è stato diretto: una ONG ha comprato pezzi di foresta per conto delle corporation cosi’ da dare una bella imbiancata di rispettabilità ai ‘progetti’.

Non solo la stessa ONG è quella si occupa di gestire questi progetti, una gestione che ha assunto i contorni dell’incubo.

Le popolazioni locali (poverissime, che vivono molto umilmente in capanne e si nutrono di cosa offre loro la forsesta) sono state letteralmente buttate fuori da casa loro, e costrette con la forza a lasciare i loro villaggi.

Tirare giu’ un albero per mettere a posto la capannna, o per fare spazio per coltivare è diventato un reato. A casa loro.

Un corpo di polizia speciale pagato con i soldi delle corporation che han comprato i pezzi di foresta (la cosidetta polizia verde), terrorrizza, arresta ed uccide, affinché i pochi rimasti se ne vadano.

La cosa assurda è che il danno arrecato all’ambiente dai pochi che vi abitano è ridicolo: si tratta di villaggi piccolissimi composti da persone che usano le risorse della foresta per vivere e sopravvivere. Il loro impatto sull’ambiente circostante e’ praticamente nullo.

Cacciati dalle proprie case, emigrano verso i centri urbani dove ad aspettarli c’e’ disoccupazione, delinquenza, e prostituzione. Tutto questo perche’ le corporation possano conquistarsi pezzi di verde che dia loro il diritto di inquinare come e piu’ di prima.

Ecco a cosa serve il summit Copenaghen. A definire altre strategie per continuare in questo scempio.

Non a caso non si parla mai di inquinamento solido (scorie nucleari, liquidi e veleni, solidi tossici, etc.) si parla solo di anidride carbonica: sembra questo il vero mostro da combattere.

Fine prima parte

Advertisements