Come ogni domenica il direttore ha fatto il suo commento sulla triste situazione italiana, non mancando di lanciare strali contro l’attuale governo, il suo populismo, la sua approssimazione, il cipiglio con cui difende i poteri e gli interessi del potente di turno. Come stupirsi? Ce lo aspettavamo tutti, sicuro come la morte, che berlusconi avrebbe prima di tutto difeso i suoi interessi, i suoi processi, il suo capitale. C’è una certa coerenza in tutto questo, niente di nuovo sotto il sole.

Quello che il direttore non dice, è come dovrebbe essere fronteggiata la situazione economica; anzi, un po’ lo dice: “puntato sulla liberalizzazione di alcuni servizi locali già predisposta dalla Lanzillotta.” Esattamente quello che vuole questa europa nello spirito di lisbona e l’onnipotente BCE: tenere bassi i salari, tagliare le spese, smantellare lo stato sociale, privatizzare i servizi e i beni di pubblica utilità, come l’acqua ad esempio.

Quale vantaggio possano trarne le fasce deboli da questa schifezza, il direttore si guarda bene dal dirlo. Ce l’ha detto la Gabanelli, un po’ di tempo fa: la prendono in saccoccia, pagheranno più salato per servizi più scadenti, monopolizzati da grandi gruppi senza scrupoli, che non esiteranno a proibire la raccolta di acqua piovana. E’ la legge del mercato neoliberista: va garantito il monopolio delle risorse al potente gruppo privato che gestisce queste risorse, pena la morte.

Quello che il direttore non dice è che il carrozzone delle province e delle comunità montane, la cui abolizione era stata anticipata dal ministro, non ci sarà più: i milioni di euro che gravano sul debito pubblico che servono per pagare gli incompetenti amministratori locali o delle partecipate (quelle che poi gestiscono i servizi) e nominati su base politica, che gli italiani pagano di tasca loro; quelli resteranno li’ dove sono, per soddisfare le esigenze di spartizione di soldi e potere dei partiti di destra e sinistra, la casta inefficiente e parassita; mentre i tagli alle regioni graveranno anch’essi proprio sui servizi al cittadino, sulla sanità. Anche questo il direttore non dice.

E non dice nemmeno che il ministro (definito pro-dittatore) difende gli interessidei suoi elettori naturali, il popolo degli autonomi e delle partitie iva, dei commercialisti, che continueranno a pagare meno tasse e forse ad evadere di più, tenendosi il loro gruzzoletto al riparo della falce fiscale, tanto cara a padoa schioppa (quello che diceva che era bello pagare le tasse, basta che le paghino gli altri). 

l direttore non dice nemmeno che è oltraggioso ribadire che le tasse imposte ai grandi capitali verranno naturalmente scontate dai consumatori finali: “gli analisti avvertono che le compagnie petrolifere potrebbero cercare di compensare la tassa aumentando i prezzi, azzerando il beneficio per le famiglie povere“. Un ricatto: se ci tassate, aumentiamo i prezzi. Non si preccupi troppo la signorina che parla a nome di uno dei bulldog del capitalismo, i soldi per gli investimenti le banche le danno a gratis ai capitani coraggiosi di turno, scaricando come sempre su pantalone.

Quello che il direttore non dice è che per le fasce deboli, quelle a reddito fisso, i precari ed i pensionati, non c’è scelta: essere tartassati comunque, a prescindere che ne traggano profitto i banchieri ed i grandi capitali, oppure il vicino di casa libero professionista. 

Giura suoi figli il direttore, come non troppo tempo fa pure ha fatto berlusconi, questo la dice lunga sul suo giurare.

Giuri, giuri, pure e speri (tendo le mani sui suoi gioielli) che non si scatenino i finanzieri incazzati, a punire l’italia del robin hood, anche se è un robin hood di pura facciata. In politca e finanza, come dappertutto, non contano solo i fatti, conta anche il messaggio che si dà, conta l’immagine.

Del resto qualche minaccia l’aveva già annunciata il FT: “So the message to Tremonti must be: Giulio, wear those braces if you must, but we can’t let the serpent’s egg of protectionism grow to full size“. Forse, forse, dovremmo aspettarci questo? Cavoli amari per l’italia, un tracollo finanziario provocato speculazioni con fini di ricatto e punizione. e forse è questo quello che pensa il direttore mentre giura?

Si rassicuri comunque, che gli italiani non sono tutti impegnati a fare le vacanze a debito, spaventati del nuovo, i poverini, incapaci di vedere la realtà. La realtà che il direttore non dice, è sotto gli occhi di molti, che tutto cambi affinché tutto resti com’è, è la verità del principe fabrizio. E molti di più ne sarebbero consapevoli se solo qualche coraggioso giornalista si decidesse a vedere, sentire, e soprattutto parlare. 

Quindi giuri sui figli di risparmiarci almeno il paternalismo. Non è solo fuori luogo, è di cattivo gusto

 

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