ps. Leggo un articolo su repubblica.it , scritto da massimo giannini, e mi si rizzano i capelli in testa mentre il cuore piange.

Giannini definisce la federal reserve “mitica” (sic). Mitica si, soprattutto dopo i favolosi risultati che ha prodotto sul dollaro (c’è chi parla di carta straccia) e sull’economia americana (in recessione); poi, propone come ricetta risolutive alla crisi una serie di misure generali che non hanno nulla di realistico. 

Ad esempio (cito): Vigilanza sui mercati, nella filiera che va dal produttore al consumatore. Interventi fiscali su prezzi di beni specifici e tariffe non più amministrate.

Non capisco cosa voglia dire vigilanza. Vuole forse dire stare a guardare le speculazioni che operano i distributori ed i commercianti?  Ricordiamoci del fornaio di Padova che aveva deciso di abbassare il prezzo il pane, poi messo sotto tiro dalle associazioni di categoria, le quali se stanno zitte zitte ed evitano i commenti mentre vedono crescere i profitti.

Senza parlare delle regolamentazioni europee che stabiliscono quote alla produzione di questo e quello, prodotti agricoli, e latte (in tempi di crisi alimentari, reali e speculativi che siano) l’unione europea finanzia con i nostri soldi la non produzione. E noi stiamo a gurdare.

Senza parlare delle speculazioni di borsa che, scommettendo su crisi globali ‘future’ delle materie prime, fa crescere i prezzi delle richiestissime granaglie, acqua, e petrolio anche prima della crisi da tracollo. Una profezia che si autoavvera: scommetto che il prezzo del petrolio salirà a 200 dollari, ed ecco che tutti si fiondano a comprare … col dollaro basso poi… 

E poi, prosegue giannini, altra misura per fronteggiare la crisi sarebbe (cito): Iniezioni massicce di liberalizzazione nei settori protetti.

Ma quali sono i settori protetti? A cosa si riferisce? Forse ai taxi di roma? O forse ai farmaci? O forse ancora alla benzina? L’abbiamo visto il risultato delle “liberalizzazioni” di bersani. E poi, che si sappia, il mercato non è libero per niente.

Un mercato libero non fissa quote di produzione, non fissa prezzi minimi, non impone ai consumatori (come fa l’unione europea) cosa sia permesso consumare ed in che misura, non favorisce le concentrazioni ed i monopoli, ed infine non usa i soldi dei contribuenti per finanziare giornali che fanno informazione discutibile.

http://www.soldiblog.it/post/1293/casa-e-alimenti-una-brutta-annata

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