Qualche tempo fa mi sono ritrovata in un albergo, all’estero. Guardando la televisione mi sono stupita di vedere (anzi rivedere) la nota pubblicità Enel con la musica dei Velvet, ma in lingua inglese.

Sono rimasta di sasso; pubblicità Enel in lingua inglese su BBC World! Capperi, noi Italians non badiamo a spese, chissà quanto è costata?! Stasera guardavo la pagina sulle elezioni americane, su cnn.com, e pure li’, una gif animata che, very lavish, in english, pubblicizza l’Enel: Lo slogan è “Some people call it discovery, we call it energy”.

Epperò, ma quanto cavolo spenderà l’Enel in pubblicità e marketing? “Starting from May 5th all over Europe, the new Enel campaign is based on the idea of representing what energy means to everyone“. Wow! ma la conquista di nuovi mercati ha un prezzo.

Da Wikipedia: “Le tariffe italiane, in alcuni casi, sono più care della media europea, anche perché il costo del kWh è raddoppiato rispetto al periodo precedente la liberalizzazione”.

Liberalizzare i profitti, socializzare le perdite?

Sempre da Wikipedia, nel 2007: “I ricavi ammontano a 43.673 miliardi di euro […]  l’utile netto del Gruppo è pari a 3.977 miliardi, l’ indebitamento finanziario netto sale a 55.791 miliardi per effetto dell’ acquisizione di Endesa S.A.”

Da businessonline.it: “Enel e Acciona hanno via libera per il lancio della loro opa per l’acquisizione di Endesa a 41 euro per ogni azione, per una spesa totale di ben 42 miliardi di euro. Una somma giudicata da diverse fonti bancarie (Ubs, Mediobanca, Morgan Stanley, Goldman Sachs) elevata e che peserà per il 25% sugli spagnoli e per il restante sull’Italia. ”

Da LaStampa.it,  tre giorni fa: “Tra le altre notizie che riguardano Enel citiamo un report di Credit Suisse che ha assegnato all’azienda elettrica una raccomandazione underweight (sottopesare), con prezzo obiettivo pari a 7 euro, circa il 3% al di sotto dei valori correnti. Gli analisti della banca elvetica temono un eccessivo indebitamento.

And who’s going to pay this bill? 

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