C’è chi si mette a discutere di fatti di cui conosce poco o nulla e chi senza investigare le ragioni o le implicazioni dei fatti, puntualizza e opinionizza, così tanto per fare qualcosa; c’è chi si limita a commenti sommari, a scalette in cui la derisione adombra e annuncia pericoli, danni, sciagure.
Imperdibile l’edittoriale di berselli su repubblica.it di cui riporto qui qualche estratto… si commenta da solo:

Per tutto questo, Rosario Fiorello è più insidioso di Grillo: perché Grillo è volutamente antipatico, attacca a brutto grugno, non vuole mezze misure. Mentre Fiorello è una specie di sintesi di tutto ciò che è televisivo e radiofonico insieme; è l’evoluzione di Mike Buongiorno, che prima della Rai e di Mediaset aveva alle spalle una storia antifascista e resistenziale, quindi politica, ma non si sarebbe mai concesso sconfinamenti; è l’erede del “nazionalpopolare” Pippo Baudo, che una volta attaccò il presidente socialista della Rai Enrico Manca ma solo perché a sua democristianità Baudo tutto si può fare ma non toccargli il mestiere.

E quindi se l’ex intrattenitore del villaggio vacanze, il situazionista da spiaggia che si vestiva da papa per movimentare le mattinate, da tempo diventato supereroe e salvatore della tv, insomma se Fiorello attacca i partiti e dice “strappate il certificato”, è come se fossero la televisione e la radio, un loro concentrato totale, ad assaltare la politica. Mica male come programma, solo a capire se si tratta di un programma televisivo, radiofonico, politico o antipolitico.

Nell’incertezza, per evitare confusioni, non verrebbe male, come diceva la vecchia politica, abbassare i toni, fare un passo indietro; anzi, come gli dice talvolta il suo mentore Bibi Ballandi: “Fiore, stare bassi, per schivare i sassi”.

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