In Italia si ha la memoria corta.

Il 20 ottobre, la sinistra (non c’è bisogno di chiamarla radicale, mutuando linguaggi forzaitalioti. Sinistra basta e avanza, appunto alla luce del rimanente panorama politico…)…dicevo la sinistra ha portato in piazza un milione di persone circa, ricordiamocelo, contro il precariato.

Nel frattempo, Bonanni (CISL) e Angeletti (UIL), si ritrovavano a discutere per la difesa della legge 30 (o Biagi che dir si voglia) al teatro Capranica di Roma. Nell’occasione, Angeletti (UIL) dichiarava di non comprendere “quali obiettivi si possa porre la manifestazione i oggi pomeriggio” visti i risultati positivi portati dal pacchetto Treu e la legge Biagi. Gli faceva eco Bonanni (CISL) anche lui convinto che le norme della legge Biagi “hanno funzionato”.

Dopo nemmeno una settimana, il 26 Ottobre, eccoli in piazza Angeletti e Bonanni, insieme a Epifani, a protestare per la difesa del lavoro pubblico, contro il governo (almeno quelli del 20 si erano rispiarmiati una tale affermazione) con il quale però, in precedenza, avevano festeggiato l’approvazione di un pacchetto welfare in cui il precariato riceve sono mazzate.

E cosa dicono questi signori scesi in piazza il 26 Ottobre? Dicono: Contratto subito e meno precarità! “Il governo cambi rotta. Vogliamo il rispetto degli impegni presi, la salvaguardia dei diritti contrattuali, una pubblica amministrazione di qualità che contrasti la precarietà e offra veri servizi ai cittadini” dice il segretario confederale Paolo Pirani (della UIL, ndr).

Una disparità di trattamento fra i precari del privato (a cui la legge Biagi ha fatto un gran bene) ed i precari del pubblico (che dovrebbero essere stabilizzati, con contratti a tempo indeterminato).

La differenza fra diritti e privilegiI, fra sindacati e corporazioni.

Intanto, guardo le fotografie della manifestazione del 26 Ottobre, e osservo i cartelli contro il precariato dei dipendenti comunali a scadenza, non posso fare a meno di pensare che un precario privato, non è diverso da un precario statale, almeno nella forma. Penso pure (e meschinamente) che le tasse dei precari del privato, andranno (forse) a contribuire alla stabilizzazione del precariato pubblico, alimentando una burocrazia statale inefficiente e inutile.
Mi rendo conto che questa è un guerra fra poveri.

Divide et impera

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