Il mio Paese

La mafia è la prima azienda italiana con un fatturato pari al 7% del PIL; c’è un boom di pignoramenti a causa del caro rate dei mutui per la casa; e sono oltre 7 milioni i poveri nel mio Paese. Ci sono 24 condannati in via definitiva nel Parlamento, ed i mezzi di informazione allietano i nostri giorni mesti con un ricco vocabolario di neologismi come: spiopoli, vallettopoli, calciopoli, furbetti del quartierino, bancopoli, leggi ad personam. Nel mio Paese, le regioni e le amministrazioni locali ci svendono allegramente alle banche; non mancano conflitti di interessi d’ogni sorta (vedi qui, qui, qui). Siamo avvezzi alla cassa integrazione, ai licenziamenti selvaggi, al precariato, e ai sindacati che, quando non stanno a guardare, spalleggiano gli industriali. Nel mio Paese guardiamo al futuro, al rinnovamento, promesso rosse signore in reggicalze e da giovani formazioni politiche (la cui età media è ben oltre i 50 anni). Il ministro di grazia e giustizia cerca di scansare un magistrato (che, dicono i giornali, stava per scoperchiare una fogna peggio di tangentopoli).

Il capo del governo tace, l’opposione applaude. Parla il nostro Presidente della Repubblica; ma cosa dice? Dice: «È indispensabile evitare dichiarazioni e commenti che determinano sconcerto nell’ opinione pubblica»

Sconcerto? Suvvia, Presidente, si rassicuri. Se nessuno ha ancora assaltato il palazzo d’inverno fino ad ora, non c’è da aver timore. Del resto, la Ferrari è sul tetto del mondo, quindi si tranquillizzi, che se gli Italiani vedono rosso, può anche darsi che non sia per rabbia e vergogna.

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