La CEI, più esattamente la voce di Bagnasco, critica la precarietà nel lavoro “che può minare le basi della società“. La “precarietà del lavoro”, denuncia ancora il Pontefice, non permette ai giovani di costruire una famiglia, con la conseguenza che “lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso”.

Ma va là! Noi non ci eravamo ancora arrivati. E pensare che credevamo di essere una generazione di bamboccioni ancora sul groppone di mamma e papà, senza voglia né coraggio farsi una vita propria, magari dei figli.

Bizzarro, però, lanciare anatemi contro il precariato proprio quando l’accordo sul Welfare è stato definito e rimpiastricciato (a maggior sfavore dei precari, per di più).

Recita il pachidermico programma dell’Unione (pagina 163): “In generale, sosteniamo politiche del lavoro dirette a promuovere la piena e buona occupazione e a ridurre il tasso di precarieta, incentivando la stabilita e la tutela del lavoro discontinuo.”

E qui, bisognerebbe citare il Vaffa à la Beppe Grillo. Così con la benedizione di Confindustria, della Banca d’Italia e dei sindacati confederati, il governo di centro sinistra ha ignorato, ed anzi peggiorato, uno dei punti dolenti di questa Italia di m, e del programma su cui l’Unione si era fatta votare.

Programma? Programma elettorale? Mais s’agit-il du papier toilette? Mais oui!

Carta straccia, in abbondanza per di più.

Del resto, “è impossibile da applicare tutto, che son 280 pagine”

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