Archive for the ‘Uncategorized’ Category

3 anni di galera per dei biscotti

July 8, 2009

Dopo tanti mesi di assenza, torno ad INDIGNARMI.

Non se ne puo’ piu’, dei bassi tassi di interesse, dei pescecani, dei ladri istituzionali, delle banche e degli affaristi, delle bugie, del ponte sullo stretto, del nucleare in italia (mentre sarkozy fa un discorso davanti al parlamento in cui dice che vuole dismettere il nucleare per passare al 100% di energie rinnovabili…e l’Italia a dare i soldi dei contributenti ad EDF….vabbe’…), della censura sulle intercettazioni, dei porci maiali al comando,…..non se ne puo’ piu’.

Ma c’e’ una cosa che mi ha fatto drizzare i caplli in testa oggi, una notizia di repubblica, che recita:

Salvatore Scognamiglio aveva portato via una confezione di biscotti da 1,29 euro
Era recidivo e per effetto della legge Cirielli non ha potuto beneficiare delle attenuanti

Napoli, ruba un pacco di wafer
condannato a tre anni di carcere

Ma che giustizia e’ questa?

Impunita’ piu’ totale per i grandi malfattori e per le cariche SEDICENTI “INSTITUZIONALI” DELLO STATO, e tre anni di galera per chi ruba un pacco di biscotti.

L’Italia e’ proprio un paese di merda.

TRICHET

March 7, 2009

CONTINUA AD ABBASSARE I TASSI, GRANDISSIMO TESTINA DI QUIZ

possiamo bene cominciare a buttare quattrini dalla finestra perché ormai ci troviamo in mano carta igienica.

Consiglio: farsi la scorta di scatolette di tonno e fagioli, han più valore degli euri in cartamoneta

adios

Il ponte sullo stretto?

March 7, 2009

Se qualcuno ha due neuroni nella testa, si rendera’ ben conto del fatto che il ponte sullo stretto e’ una grandissima cazzata.  

E poi i soldi non ci sono

preparasi ala cataclisma

ITALIA

INSOLVENZA

DEFAULT

G7 fallimentare: recessione o depressione?

October 11, 2008

Come si diceva nel post precedente (qui) ecco la libera traduzione del messaggio di Le Persan (i riferimenti all’economia francese ad ogni modo, non sono di pregiudizio alla valutazione generale; l’Italia non è immune, anzi, per l’Italia forse è pure peggio visto il suo debito pubblico enorme).

Per chi non avesse voglia di leggerselo tutto il messaggio è questo: il gruppo del G7 ha studiato soluzioni finanziarie per riparare i danni fatti dalle banche. Tali soluzioni si fondano su una ricetta semplice: usare il denaro pubblico per metterlo in istituti finanziari partecipi di un sistema malato destinato alla morte. Non solo questa soluzione è discutibile eticamente (premiare chi ha sbagliato) e scellerata dal punto di vista economico (aumento del debito, taglio a salari e servizi, aumento della pressione fiscale), ma non comprende nessuna garanzia, né piani di aiuto per salvare invece l’aconomia reale (cioè la produzione, cioè i posti di lavoro, cioè il reddito del ceto medio, quello che alla fine fa girare l’economia perché consuma di più). Queste soluzioni scellerate, non faranno che esacerbare la recessione in cui siamo entrati, e ci porterà dritti dritti verso una depressione (peggiore di quella 29 perché ancora più globalizzata). I politici quindi, non stanno facendo il loro mestiere: cioè trovare soluzioni ai problemi ben più gravi che ci aspettano nei prossimi mesi e anni. Lo sfacelo che ci aspetta sarà terreno fertile per i populisti. La repubblica di Weimar e l’ascesa del nazismo, pare che non abbiano insegnato nulla.

Traduzione: “Il susseguirsi degli eventi a catena, di natura sociale ed economica è semplice: Blocco dei crediti [...], riduzione delle commesse e della produzione, fallimento delle piccole e medie imprese (PME), licenziamenti massicci nella grande industria, crescita della disoccupazione, in un contesto di riduzione degli indennizzi di disoccupazione, pressioni affinché si accettino lavori precari e dequalificati, impoverimento dei salari più bassi e delle pensioni; caduta del reddito relae delle classi medie in seguito al blocco dei salari e alla pressione fiscale finalizzata a pagare il crescente debito, necessario a riparare i danni del settore finanziario. Il dramma sociale ed i drammi umani che questi generano sono già sufficientemente chiari affinché si possa vedere cosa succederà in un contesto di crisi così acuta. Anche il conseguente effetto economico sarà enormi: ossia, una brusca contrazione della domanda  solvibile. Nonostante le nazionalizzazioni e capitalizzazioni delle banche, e la stabilizzazione delle azioni delle grandi imprese, la domanda non sarà più solvibile [= le persone non potranno più permettersi di acquistare merci], i prodotti resteranno negli scaffali della grande distribuzione, cioè darò un nuovo impulso alla spirale deflazionista [=diminuzione generallizzata dei prezzi, dovuta alla scarsa domanda di beni e prodotti]. Quali sono le risposte che i dirigenti politici possono dare di fronte ad una prospettiva del genere? Invece di focalizzarsi sulla crisi finanziaria a breve termine, quali sono le proposte per evitare la che recessione non si trasformi in una grande depressione? Non abbiamo, noi cittadini, il diritto di attenderci da chi ci governa che i dirigenti alzino lo sguardo e prendano conscienza del lungo termine, che anticipino le sfide dell’avvenire e propongano delle strategie per farvi fronte? Alcuni stimano che in un contesto culturale in cui il corpo sociale è piegato sul proprio individualismo, la depressione economica darà luogo solo ad un’ecerbazione delle angoscie individuali senza nessun effetto politico. Questa è una pia illusione, la rivolta della base repubblicana quando è stata discussa la prima versione del piano Paulson risuona come un eco a tutte le grandi paure della depressione del 1929.  Si può stimare quindi, che sia i sogni, sia i rischi del ‘Grand Soir’ [una rottura rivoluzionaria] non abbiano luogo. Ma cosa dire invece del populismo? Ha già fatto danni 70 anni fa, e nulla ci assicura che non ne faccia altri anche al presente, benché in forma diversa. Quel che è certo è che i populisti hanno il vento in poppa nei prossimi 12 mesi. L’ottimismo instrinseco alla natura umana fa in modo che il peggio non venga mai considerato come un’ozione credibile, fino al momento in cui poi arriva (a causa della mancata attenzione con cui ne abbiamo interpretato i segnali, o dell’incapacità ad imparare dagli eventi storici precedenti)  …..

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Testo originale: La réunion du G 7 vendredi 10 octobre n’a apporté aucun élément nouveau : un accord minimal s’est dégagé sur la poursuite de la perfusion du marché monétaire par les Banques centrales et la nationalisation partielle et temporaire des institutions financières qui viendraient en défaut. Ces mesures sont mises en œuvre depuis près de 6 mois pour les Banques centrales et le mouvement de nationalisation, engagé par Henri Paulson, s’est accéléré et a gagné toutes les capitales européennes depuis 1 semaine. Autant dire que combiné à d’autres mesures prises par les Etats, et non recensées par le G 7 dans son communiqué officiel, tous les instruments techniques pour résoudre les symptômes de la crise financière sont disponibles et sont utilisés. Et pourtant cela ne fonctionne pas. Comment donc ramener la confiance parmi les acteurs financiers qui ne croient plus eux-mêmes aux capacités auto-régulatrices du système qu’ils ont mis en place ? Les acteurs des marchés, qui sont malgré tout d’excellents techniciens financiers, ne croient plus à une solution technique ; ils attendent des dirigeants politiques une réponse politique. Leur offrir un catalogue de dispositions techniques, certes pour la plupart judicieuses, n’a aucun impact parce qu’elle tape à côté de la plaque. Qu’attendent donc les financiers ? La même chose que tous les citoyens : une réponse sur l’avenir qui s’annonce pour le moins inquiétant. Autrement dit, ce que tout le monde attend des dirigeants politiques est qu’ils nous disent comment ils entendent procéder pour que la récession ne se mue pas en une grande dépression. Cette attente était formulée assez nettement dans les salles de marché le 9 octobre et plus encore à la veille du G 7 le 10 octobre ; elle est latente dans le « corps social », notamment les classes moyennes qui fournissent le gros de la consommation et de la fiscalité. Or sur ce point, les dirigeants politiques occidentaux sont entièrement aphones : aucun n’a centré son discours sur la dépression qui s’annonce et comment faire pour éviter qu’elle ne se transforme en sinistre social et économique. Le message implicite de cet étonnant silence semble être que la dépression est inévitable et qu’il faudra payer les pots cassés (tel est notamment le sens du discours de Toulon de Nicolas Sarkozy). Mais s’est-on donné la peine de préciser assez concrètement ce que signifie ces « pots cassés » et quelles en seront les conséquences ? L’enchaînement économique et social est simple : blocage du crédit (les 22 milliards € du Livret Développement Durable mobilisé par le Gouvernement au profit des PME n’auront un impact qu’à la marge sur cette situation), réduction des commandes et de la production, dépôts de bilan des PME, licenciements massifs dans les grandes entreprises, accroissement du chômage dans un contexte de réduction des indemnités et de pression pour l’acceptation d’emplois précaires et déqualifiés, paupérisation des bas revenus et des petits retraités, chute du revenu réel des classes moyennes suite au blocage des salaires et à la ponction fiscale pour payer l’accroissement de la dette nécessaire à éponger les sinistres du secteur financier. Le drame social et les drames humains qu’ils génèrent sont déjà suffisamment clairs actuellement pour qu’on voit bien ce qu’il adviendra dans un contexte de crise aiguë. L’effet économique induit sera tout aussi redoutable : il conduira à une brusque contraction de la demande solvable. Les Banques auront beau avoir été recapitalisées par les nationalisations et le cours des actions des grandes entreprises industrielles stabilisé, quand la demande ne sera plus solvable, les produits resteront sur les rayons des distributeurs, ce qui donnera un nouveau tour de roue à la spirale déflationniste. Quelles réponses donnent les dirigeants politiques à cette perspective ? Au lieu de la focalisation sur la crise financière à court terme, quelles sont leurs propositions pour éviter que la récession ne se transforme en grande dépression ? Ne sommes-nous pas, nous citoyens, en droit d’attendre de nos dirigeants élus qu’ils relèvent la tête du guidon, prennent de la hauteur de vue, anticipent les défis de l’avenir et proposent les orientations pour y faire face ? Certains estiment que dans un contexte culturel et ancien de repli du corps social sur l’individualisme, la dépression économique ne donnera lieu qu’à une exacerbation des angoisses individuelles sans effets politiques. C’est un leurre : la révolte de la base républicaine lors de la discussion du 1er plan Paulson résonne comme un écho à toutes les grandes peurs de la dépression de 1929. On peut très valablement estimer que les rêves ou les risques de Grand soir n’ont plus cours. Mais qu’en est-il du populisme ? Il a fait des ravages il y a 70 ans et rien ne dit que sous une forme différente il n’en fasse pas de nouveaux ; ce qui est certain est que les populistes ont le vent en poupe et que ce vent soufflera encore plus fort en leur sens au cours des 12 prochains mois. L’optimisme inhérent à la nature humaine fait que le pire n’est jamais considéré comme crédible jusqu’à ce qu’il arrive faute d’avoir étudié vraiment ses signaux ainsi que l’enseignement des événements historiques. Traiter à bras le corps le problème de la récession d’ores et déjà lancée sur les rails est une exigence démocratique.

Le lacrime di bankitalia

August 23, 2008

Qualche giorno fa Draghi ha annunciato che la fine della crisi non è poi così vicina e che per le famiglie italiane sarà il solito calvario di lacrime e sangue. Forse meno penoso sarà il calvario per Bankitalia, anche se Tremonti sta pensando di pescare pure lì per tamponare il debito pubblico. Non è un’idea nuova, il pallino ce l’ha sempre avuto. Da vedere notizie antiche, quiqui.

Chi possiede bankitalia. Riportando una notizia dal sito di Adusbef: “La legge di tutela del risparmio prevede che entro la fine del 2008 siano trasferite a enti pubblici le quote di capitale di Bankitalia oggi in mano ad aziende di credito private, una delle singolarità dell’assetto di Via Nazionale infatti è quella di essere controllata dai controllati, cioè dalle banche, con una fortissima concentrazione di quote in mano ai grandi gruppi (Intesa Sanpaolo, Unicredit e Generali da sole controllano più del 70 per cento del capitale di Via Nazionale)”. OK, quindi Bankitalia non è per niente dell’Italia (intesa come stato italiano), ma delle banche, che sono enti privati. 

L’oro di bankitalia. Sempre citando: “l’oro della Banca d’Italia dovrebbe entrare a far parte di «un fondo che coordina la valorizzazione degli attivi dello Stato e degli enti locali», un «nucleo di flottante» [...] Quanto vale l’oro di Bankitalia? Nella premessa dello studio si legge che «Via Nazionale possiede circa 2.452 tonnellate di metallo prezioso, per un controvalore di 45 miliardi di euro, ai quali vanno sommate riserve in valuta per 24 miliardi di euro, per un totale complessivo di 69 miliardi»”. Lo studio del tesoro ha calcolato che rispetto ad altre banche centrali, il valore delle riserve è eccedente, e che potrebbe essere ceduto ed usato appunto per riparare il debito pubblico.

Quanto spende bankitalia. Bankitalia non è solo una macchina che fabbrica soldi, è pure una macchina che di soldi ne consuma un bel po’. Continua l’articolo citato da Adusbef: “li costo medio per dipendente (oggi sono circa 7.400 divisi in 97 filiali) «risulta superiore a quello delle altre banche centrali» [...] Secondo il progetto di riforma organizzativa presentato nel settembre del 2007 la riduzione del personale sarà di 709 unità per un risparmio di circa 100 milioni di euro”. Insomma 100 milioni divisi per 709= poco meno di 12mila euro al mese (si spera lordi)

Quanto costa riscattare bankitalia. Ancora: “Secondo lo studio all’attenzione del Tesoro «una valorizzazione preliminare della Banca d’Italia effettuata sulla base delle rendite storicamente attribuite ai partecipanti privati condurrebbe a un valore notevolmente inferiore a quello del patrimonio netto, cioè tra 800 milioni e 1,5 miliardi di euro (tanto che nella Finanziaria del 2005 era stato accantonato nel bilancio un importo di 800 milioni per l’acquisto delle quote).Il patrimonio netto di Via Nazionale però al 31 dicembre 2007 è pari a circa 17 miliardi di euro. 

E’ sul valore delle quote di bankitalia che inizia il contendere fra tremonti e le banche private che le possiedono. Insomma, conlcude l’articolo “In autunno anche il futuro di Bankitalia farà parte del dibattito politico e solo una cosa è certa: nessuno farà sconti.

E c’è da preoccuparsi. L’ultima volta che tremonti ha provato ad attaccare i banchieri è finita male per lui -fu sostituito da siniscalco- e per l’italia -sotto minaccia di declassamento da parte delle agenzie di rating americane

Se bankitalia non apre il forziere dell’oro di sua sponte, pare, saranno guai seri.

Opinione pubblica

August 17, 2008

L’ennesimo illuminante commento domenicale del direttore.

L’opinione pubblica non ha più voce. Ma va? 

Ottima la visione bianco&nero, fra i rincoglioniti dalle tv berlusconiane ed i miti riformisti del piddì, poveretti, stanchi e senza voce.

Ad ogni modo, stiamo tranquilli che ci pensa lui ed il suo giornale a dare voce a chi non ce l’ha.

Rapida occhiata alla prima pagina del giornale in rete: prima notizia sulle nevrosi di bossi; seconda notizia sulle olimpiadi; terza notizia sulla crisi in georgia (con pessimo seguito di disinformazione sulle responsabilità dell’armata rossa, inclusa la caccia al giornalista).

Che poi, detto fra noi, se i giornalisti facessero il loro mestiere onestamente, forse (forse), i russi sarebbero meno incazzati. 

E questa è la pagina che dovrebbe dare l’agenda di pensiero all’opinione pubblica. Bell’affare, siamo in una botte di ferro.

A quando un po’ di sana verità, del tipo:

1. Le risorse sono finite, siamo con l’acqua alla gola, la coperta è troppo corta, fatevene una ragione, smettete di prendere la macchina per fare 100 metri e comprarvi le sigarette, perché stiamo finendo il petrolio (fattore importante nella crisi usa-russia sulla georgia).

2. Chi pagherà il prezzo sarete voi, ultimi cittadini, ultimi consumatori che non consumano più, voi che andate in vacanza con il mutuo, e che sgobbate un anno per ripagarlo, per poi ricominciare il prossimo agosto.

3. Scordatevi il taglio dei finanziamenti ai giornali. Se non ci sono asili nido, se non potete permettervi una sanità privata più o meno decente (inclusi i macellai taglia-polmoni a pagamento) sono cazzi vostri.

4. Ne frattempo se potete spendete, consumate, scialacquate il poco che vi resta, e magari compretevi qualche giornale, tanto con un inflazione programmata all’1.7 % (decisa dalla BCE), il prezzo conviene.

5. Se poi volete leggere commenti, incazzature, o polemiche varie su…per esempio (tanto per dirne una) … sull’autentico colpo di stato di fine luglio, sull’approvazione del trattato di lisbona…beh…non contate su di noi.

In realtà è pure comodo che ci sia un berlusca o un bossi di turno da poter additare, perché catalizzano l’attenzione dell’opinione pubblica; temi minimi, dettagli nazionali, mentre tutto quello che succede intorno (e che in buona parte contribuisce al veloce sfacelo italiano) resta su uno sfondo incomprensibile, annebbiato, e lontano. 

Questa è disinformazione. Questo è mentire alla gente. Nascondere le verità, alterarle, modificarle, a proprio vantaggio ed a vantaggio degli interessi di pochi. 

Non c’è buona fede in quello che si legge sui giornali italiani e non. Se la gente si svegliasse, sarebbero cazzi amari, forse prima di tutto, proprio per chi continua a mentire e divulgare informazioni false e fuorvianti.

Ma questo, non si dice mai.

Il silenzio è d’oro

MADDAIIIII!!!

August 16, 2008

Da non crederci, ma non è strano che proprio nel bel mezzo della crisi georgiana, a pochi mesi dalle elezioni USA succeda questo?

Come in tutte le storie a lieto fine, il pazzo assassino fu ammazzato dalla polizia. 

Così se dietro il pazzo assassino ci fosse stato qualcosa di più, beh…too late.

Viene in mente questo

Disastro economico

June 27, 2008

Notizie per confondere le idee:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/06/banca-italia-draghi-trichet.shtml?uuid=7edb379c-4468-11dd-aa73-095020f2855c&DocRulesView=Libero

Notizie per schiarire le idee:

http://www.telegraph.co.uk/money/main.jhtml?view=DETAILS&grid=A1YourView&xml=/money/2008/06/27/cnbarclays127.xml

Ma tu guarda se per capire cosa cavolo stanno facendo gli stregoni stampamoneta (e le lordissime conseguenze che questi provocheranno) uno deve leggere il telegraph. 

Vediamo quanto ci mettono in quel del sud europa a dire che la colpa e’ di fed e bce. economisti dei miei stivali. et fiat.

ps. http://ideashaveconsequences.org/bce-perversione-strutturata/leo#more-205

pps. http://www.giornalettismo.com/archives/1127/diumvirato-monetario-e-grattacapi-per-la-fed/

Hello world!

October 14, 2007

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