Archive for the ‘Giornalisti Italiani’ Category

Povera Patria, Povera Siena

October 25, 2008

Siena, città bellissima, una perla in Toscana, in Italia.

Città ricca, con la sua antichissima università, con la sua antichissima banca.

Cosa ne resta? L’università è sull’orlo della bancarotta. Sedi distaccate, amministrazione elefantiaca, soldi sprecati…? Mah? Nessuno si spiega il buco di milioni di euro. Si chiuderanno dei corsi? La ricerca sarà la più penalizzata? Probabile, come sempre. Basterà per salvare i posti di lavoro in amministrazione, o per salvare i figli, le mogli, e gli amici degli amici che per anni hanno rosicchiato posti di lavoro a dritta e a manca? Forse pagheranno anche un po’ i senesi che per anni hanno offerto agli studenti posti letto in nero a 400 euro in singola, a 250 in doppia. Senza contare che l’università riceve pure donazioni dalla Fondazione del Monte. Pare 9 milioni di euro (si dice qui).

Già la Fondazione non sta meglio, pardon il Monte dei Paschi via. Qualche anno fa, Barbacetto riportò in un divertente articolo gli intrighi che giravano intorno alla storica banca di Siena (qui e qui). In pratica si racconta di come il Monte abbia detto NO alla famosa avventura di Consorte ed Unipol. All’epoca, pareva che i senesi avessero qualche accortezza. Poi non si sa come, anche la banca della piccola città decise di lanciarsi in grandi acquisti. 

Il manifesto dedicò la sua copertina al fatto: Abbiamo una Banca (l’articolo è qui), era il novembre del 2007, e Galapagos del Manifesto scriveva: “E’ nata ieri una grande banca democratica. Nel senso di Partito democratico: l’azionista di riferimento sono i Ds. La nuova banca nasce con l’acquisto da parte del Monte dei Paschi di Siena dell’Antonveneta. Ricordate il «facci sognare» – ancorché ironico – con il quale telefonicamente D’Alema accolse la notizia fornita da Consorte che l’Unipol era in procinto di comprare la Bnl? Quell’affare fallì e le code giudiziarie non mancano. Però il sogno si è realizzato. Ora anche la sinistra ha una sua superbanca e per di più inattaccabile perché, dicono gli esperti, il Monte dei Paschi non è «contendibile»: l’azionista di maggioranza (la Fondazione Montepaschi) ne ha un controllo quasi assoluto fino a quando il comune di Siena rimarrà (auguriamoci a lungo) nelle mani della sinistra senese targata D’Alema.”

Il grande acquisto era (è) la banca antonveneta. 9 miliardi di euro. Cosa ne è stato? mah…i grillini di Siena non sono troppo felici (qui). Dicono che il monte si sia troppo indebitato, che abbia pagato antonveneta più del doppio del suo valore, che Siena sia alla canna del gas. Ora il Monte cerca soldi (qui), ma di questi tempi tira una brutta aria, le banche non sono proprio in buone acque…chi salverà Siena? Forse qualche fondo sovrano venuto dal Medio Oriente? CHi lo sa…

Nel fattempo vedo in TV il discorsone di Veltroni in piazza, parlando della crisi finanziaria cita Samuelsson: “Il percorso che ci ha portato a questo punto è esattamente lo stesso, una ricetta diabolica di avidità, indebitamento, speculazione, laissez-faire, e soprattutto un’infinita incoscienza. ” Forse dovrebbe fare una telefonata ai diessini della Fondazione, e dirlo a loro.

Strategia della paura II: confindustria mette le mani avanti

October 11, 2008

E’ di oggi la notizia che confidustria rivede le stime, la recessione è alle porte, si erano sbagliati: Da repubblica.it: ”Il pessimismo di Confindustria. Le previsioni dell’associazione degli imprenditori sul pil del 2009, che saranno annunciate ufficialmente lunedì, indicano il segno meno: precisamente, meno 0,5%. “Eravamo stati ottimisti e avevamo indicato un più 0,4 – ha detto – ma dobbiamo rivedere le previsioni al ribasso. L’impatto della crisi finanziaria sull’economia reale è in arrivo e sarà significativo”.  Insomma, confindustria mette le mani avanti: “L’impatto della crisi finanziaria sull’economia reale è in arrivo e sarà significativo”. 

Ma cosa vuol dire che l’impatto sull’economia reale sarà significativo? I giornali nostrani ed i mezzi di informazione non lo dicono, la depressione caspica si è messa a cercare in giro. La speigazione alla domanda la dà un acuto lettore di liberation.fr (versione online di un noto quotidiano francese) in un commento alla notizia della strategia messa a punto dal G7 a Washington (link: http://www.liberation.fr/economie/0102123677-reaction-sur-front-commun-des-pays-les-plus-riches-face-a-la-crise). Traduzione & sunto nel prossimo post.

Pesce grande mangia pesce piccolo

October 7, 2008

Qualcosa che resta ostico da capire è come mai lehman brtohers sia stata lascianta affondare, mentre aig sia stata salvata con tanti billioni (85 miliardi) di dollari.

Questa domanda l’ha posta il grande, coraggioso Dennis Kucinich, un democratico come si deve (ha pure intentato due procedimenti di impeachement contro la banda dei 4 che sta alla casa bianca) che dovrebbe stare al posto di certi mcbama

La risposta?

beh…buttare lehman giù dal burrone, è stato molto vantaggioso per un concorrente che ha relazioni molto speciali con il tesoro americano; inoltre tale concorrente e il suo storico compare erano particolarmenti esposti con aig, il cui tracollo sarebbe stato una iattura o peggio

Chi sono i compari? Chi sono i pesci grandi? La risposta non viene certo dal giornalismo italiano…..ma sta nel video

Giornalismo investigativo I

October 4, 2008

M. Torrealta su rainews24 ha una sua rubrica dedicata al giornalismo investigativo, quello dei giornalisti piedipiatti che scovano le radici delle notizie con instancabile fervore e dedizione. Quasi roba d’altri tempi, verrebbe da dire.

Forse Torrealta potrebbe essere interessato ad intervistare pure l’autore della fantastica video-inchiesta disponibile sul corriere.it:

Svelato il segreto della cofana di Sarah Palin

Disponibile al seguente indirizzo:

http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dal%20Mondo&vxClipId=2524_eb6dc11a-913c-11dd-9f28-00144f02aabc&vxBitrate=300

Questo piccolo gioello del giornalismo investigativo italiano, ci informa sui segreti della pettinatura che incornicia il volto della candidata alla vicepresidenza americana per il partito repubblicano. Per illuminare i lettori, questo piedi piatti dell’informazione ha intrapreso un viaggio aldilà dell’oceano atlantico, ed ha scovato la parrucchiera che ha inventato la pettinatura proprio per la Palin.

Insomma, notizie determinanti per capire fino in fondo la complessità del pensiero politico di questa hockey mom che, se eletta, dovrebbe rimpiazzare macain in caso di prematura departita.

[Che dio ce ne scampi]

Complimenti al corriere.

Convention (anti) democratica -parte I

August 23, 2008

Strano che se ne parli poco nei giornali italiani, ci sono diverse notizie che circolano dall’altra parte del pianeta, però qui poco o niente.

La convention di Denver, quella del salvatore del pianeta, del Bono Vox della politica. La convention arcidemocratica. Notizie nostrane dicono che sia blindata, notizie americane dicono che sia più che blindata.

Pare (si dice dice ) che 50 milioni di paperdollari siano stati messi a disposizione per la sicurezza della convention. Soldi, si suppone, pagati dai contribuenti a stelle e strisce.

Ammappa! Sarà vero? Intanto la storica televisione US (quella che è riuscita a fare della guerra l’ennesimo spettacolo in diretta, da dare in pasto al pubblico) aggiunge pepe e spavento alla notizia, ed ipotizza l’uso di armi sperimentali per tenere a bada eventuali manifestanti (più o meno riottosi). Alla convention democratica?!

Ma manifestare il dissenso non è consentito in un paese democratico? Ah già … ma sono gli USA, quelli la democrazia la esportano con le bombe a grappolo. E poi c’è chi ha il coraggio (e la faccia) di parlar male della Cina….

 

Nella prossima puntata qualche informazione sul movimento di dissenso che si sta creando intorno alla convention di Denver e al papa nero

Opinione pubblica

August 17, 2008

L’ennesimo illuminante commento domenicale del direttore.

L’opinione pubblica non ha più voce. Ma va? 

Ottima la visione bianco&nero, fra i rincoglioniti dalle tv berlusconiane ed i miti riformisti del piddì, poveretti, stanchi e senza voce.

Ad ogni modo, stiamo tranquilli che ci pensa lui ed il suo giornale a dare voce a chi non ce l’ha.

Rapida occhiata alla prima pagina del giornale in rete: prima notizia sulle nevrosi di bossi; seconda notizia sulle olimpiadi; terza notizia sulla crisi in georgia (con pessimo seguito di disinformazione sulle responsabilità dell’armata rossa, inclusa la caccia al giornalista).

Che poi, detto fra noi, se i giornalisti facessero il loro mestiere onestamente, forse (forse), i russi sarebbero meno incazzati. 

E questa è la pagina che dovrebbe dare l’agenda di pensiero all’opinione pubblica. Bell’affare, siamo in una botte di ferro.

A quando un po’ di sana verità, del tipo:

1. Le risorse sono finite, siamo con l’acqua alla gola, la coperta è troppo corta, fatevene una ragione, smettete di prendere la macchina per fare 100 metri e comprarvi le sigarette, perché stiamo finendo il petrolio (fattore importante nella crisi usa-russia sulla georgia).

2. Chi pagherà il prezzo sarete voi, ultimi cittadini, ultimi consumatori che non consumano più, voi che andate in vacanza con il mutuo, e che sgobbate un anno per ripagarlo, per poi ricominciare il prossimo agosto.

3. Scordatevi il taglio dei finanziamenti ai giornali. Se non ci sono asili nido, se non potete permettervi una sanità privata più o meno decente (inclusi i macellai taglia-polmoni a pagamento) sono cazzi vostri.

4. Ne frattempo se potete spendete, consumate, scialacquate il poco che vi resta, e magari compretevi qualche giornale, tanto con un inflazione programmata all’1.7 % (decisa dalla BCE), il prezzo conviene.

5. Se poi volete leggere commenti, incazzature, o polemiche varie su…per esempio (tanto per dirne una) … sull’autentico colpo di stato di fine luglio, sull’approvazione del trattato di lisbona…beh…non contate su di noi.

In realtà è pure comodo che ci sia un berlusca o un bossi di turno da poter additare, perché catalizzano l’attenzione dell’opinione pubblica; temi minimi, dettagli nazionali, mentre tutto quello che succede intorno (e che in buona parte contribuisce al veloce sfacelo italiano) resta su uno sfondo incomprensibile, annebbiato, e lontano. 

Questa è disinformazione. Questo è mentire alla gente. Nascondere le verità, alterarle, modificarle, a proprio vantaggio ed a vantaggio degli interessi di pochi. 

Non c’è buona fede in quello che si legge sui giornali italiani e non. Se la gente si svegliasse, sarebbero cazzi amari, forse prima di tutto, proprio per chi continua a mentire e divulgare informazioni false e fuorvianti.

Ma questo, non si dice mai.

Il silenzio è d’oro

Ragnarök: la fine vicina? (!)

August 16, 2008

Cosi’, mentre i giornalisti di tutto il mondo (non solo quelli italiani) ci rincoglioniscono con le loro bugie, con i titoloni sulle medaglie dei giochi olimpici, nel caucaso si sta scatenando l’inferno.

E giù a mentire, a dar la colpa all’armata rossa, alle politiche espansionistiche della russia.

Posto qui il link su dati, commenti e discussioni sulla crisi in Ossezia:


Finalmente qualcuno ha il buonsenso di informarci sulle sciagure che stanno per arrivare, quando a settembre i vacanzieri torneranno da mari e monti, troveranno un bel po’ di sorprese.

E giusto per finire in bellezza, qualche notizia che non circola in TV (ovvio che no, senno’ sai che panico): scaffali vuoti

Non c’è da stupirsi se i prezzi di pane, latte e pasta sono in crescita: Non vorrà per caso dire ch eil cibo sta finendo? Diventando merce rara  da pagare a prezzo altissimo?

Un piccolo discorso sulla ‘big picture’, sul disegno che si sta profilando all’orizzonte: qui

Saranno tempi duri, per tutti; anche per gli ingenui o gli stupidi che passano le serate a riconglionirsi davanti alla TV.

Quello che il direttore non dice

June 22, 2008

Come ogni domenica il direttore ha fatto il suo commento sulla triste situazione italiana, non mancando di lanciare strali contro l’attuale governo, il suo populismo, la sua approssimazione, il cipiglio con cui difende i poteri e gli interessi del potente di turno. Come stupirsi? Ce lo aspettavamo tutti, sicuro come la morte, che berlusconi avrebbe prima di tutto difeso i suoi interessi, i suoi processi, il suo capitale. C’è una certa coerenza in tutto questo, niente di nuovo sotto il sole.

Quello che il direttore non dice, è come dovrebbe essere fronteggiata la situazione economica; anzi, un po’ lo dice: “puntato sulla liberalizzazione di alcuni servizi locali già predisposta dalla Lanzillotta.” Esattamente quello che vuole questa europa nello spirito di lisbona e l’onnipotente BCE: tenere bassi i salari, tagliare le spese, smantellare lo stato sociale, privatizzare i servizi e i beni di pubblica utilità, come l’acqua ad esempio.

Quale vantaggio possano trarne le fasce deboli da questa schifezza, il direttore si guarda bene dal dirlo. Ce l’ha detto la Gabanelli, un po’ di tempo fa: la prendono in saccoccia, pagheranno più salato per servizi più scadenti, monopolizzati da grandi gruppi senza scrupoli, che non esiteranno a proibire la raccolta di acqua piovana. E’ la legge del mercato neoliberista: va garantito il monopolio delle risorse al potente gruppo privato che gestisce queste risorse, pena la morte.

Quello che il direttore non dice è che il carrozzone delle province e delle comunità montane, la cui abolizione era stata anticipata dal ministro, non ci sarà più: i milioni di euro che gravano sul debito pubblico che servono per pagare gli incompetenti amministratori locali o delle partecipate (quelle che poi gestiscono i servizi) e nominati su base politica, che gli italiani pagano di tasca loro; quelli resteranno li’ dove sono, per soddisfare le esigenze di spartizione di soldi e potere dei partiti di destra e sinistra, la casta inefficiente e parassita; mentre i tagli alle regioni graveranno anch’essi proprio sui servizi al cittadino, sulla sanità. Anche questo il direttore non dice.

E non dice nemmeno che il ministro (definito pro-dittatore) difende gli interessidei suoi elettori naturali, il popolo degli autonomi e delle partitie iva, dei commercialisti, che continueranno a pagare meno tasse e forse ad evadere di più, tenendosi il loro gruzzoletto al riparo della falce fiscale, tanto cara a padoa schioppa (quello che diceva che era bello pagare le tasse, basta che le paghino gli altri). 

l direttore non dice nemmeno che è oltraggioso ribadire che le tasse imposte ai grandi capitali verranno naturalmente scontate dai consumatori finali: “gli analisti avvertono che le compagnie petrolifere potrebbero cercare di compensare la tassa aumentando i prezzi, azzerando il beneficio per le famiglie povere“. Un ricatto: se ci tassate, aumentiamo i prezzi. Non si preccupi troppo la signorina che parla a nome di uno dei bulldog del capitalismo, i soldi per gli investimenti le banche le danno a gratis ai capitani coraggiosi di turno, scaricando come sempre su pantalone.

Quello che il direttore non dice è che per le fasce deboli, quelle a reddito fisso, i precari ed i pensionati, non c’è scelta: essere tartassati comunque, a prescindere che ne traggano profitto i banchieri ed i grandi capitali, oppure il vicino di casa libero professionista. 

Giura suoi figli il direttore, come non troppo tempo fa pure ha fatto berlusconi, questo la dice lunga sul suo giurare.

Giuri, giuri, pure e speri (tendo le mani sui suoi gioielli) che non si scatenino i finanzieri incazzati, a punire l’italia del robin hood, anche se è un robin hood di pura facciata. In politca e finanza, come dappertutto, non contano solo i fatti, conta anche il messaggio che si dà, conta l’immagine.

Del resto qualche minaccia l’aveva già annunciata il FT: “So the message to Tremonti must be: Giulio, wear those braces if you must, but we can’t let the serpent’s egg of protectionism grow to full size“. Forse, forse, dovremmo aspettarci questo? Cavoli amari per l’italia, un tracollo finanziario provocato speculazioni con fini di ricatto e punizione. e forse è questo quello che pensa il direttore mentre giura?

Si rassicuri comunque, che gli italiani non sono tutti impegnati a fare le vacanze a debito, spaventati del nuovo, i poverini, incapaci di vedere la realtà. La realtà che il direttore non dice, è sotto gli occhi di molti, che tutto cambi affinché tutto resti com’è, è la verità del principe fabrizio. E molti di più ne sarebbero consapevoli se solo qualche coraggioso giornalista si decidesse a vedere, sentire, e soprattutto parlare. 

Quindi giuri sui figli di risparmiarci almeno il paternalismo. Non è solo fuori luogo, è di cattivo gusto

 

il direttore e il petrolio

June 8, 2008

Cosi’ scalfari si sveglia e comincia a fare la cassandra, il petrolio ha un prezzo alto perché la domanda è alta, perché il dollaro vale sempre di meno (quindi ce ne vogliono di più per comprare un barile), e giù con la solfa sui tassi interesse della banca centrale europea. Un rialzo di un quarto di punto è poca cosa; però si, ne saranno penalizzati quelli che con poco liquido e pochi beni a disposizione hanno contratto debiti e mutui (e che in alcuni casi, dovranno aspettarsi la ’spazzolata’, il pignoramento).

E poi,il ragionamento di scalfari non lo capisco proprio:

1.  per aumentare domanda e ridare ossigeno all’economia trichet non dovrebbe alzare i tassi (e uno si chiede: ma secondo scalfari dovrebbe abbassarli?)

2. i poveri ne pagheranno le conseguenze (come sempre); però il nostro direttore ci dice pure che: “Sulla necessità di agganciare aumenti salariali alla produttività l’accordo è generale (salvo quei poveretti delle sinistre radicali che ancora venerano la salma di Lenin)“. Potrebbe essere giusto, se si aumentano i salari senza avere una contropartita in produttività, l’inflazione è destinata a schizzare in su. Ma allora, con quali soldi dovrebbero pagati questi mutui, visto che i salari sono al palo?

3. i salari, quindi, non dovrebbero essere slegati dalla produttività; e le iniezioni di liquidità (creazione di liquidi a go-go per salvarela finanza dal panico)? Quelle vanno bene?. Su questo scalfari non dice nulla. E non ci dice nemmeno come questa liquidità venga usata. O lameno la sua idea in proposito.

C’è qualcosa che non quadra nel ragionamento di scalfari, o forse sono troppo limitata io; però la strategia che lui giudica schizoide, non è troppo schizoide.

E’ la strategia della bolla; del raschiare il barile (appunto) fino in fondo prima del botto che travolgerà tutti; è la strategia del debito che viene sempre pagato dai piccoli, dai cittadini comuni, da chi si è sobbarcato un mutuo, da chi avendo un lavoro precario (ichino docet) o una pensione, deve magari ricorrere alle finanziarie per poter vivere, contraendo debiti. Sempre i debiti di mezzo….mah? 

E poi, dice scalfari: “Nel frattempo le disuguaglianze di reddito hanno toccato ovunque dislivelli mai raggiunti prima. La conseguenza è un aumento delle tensioni sociali e una guerra tra poveri per disputarsi le briciole del lauto banchetto dei ricchi“.

Mah, forse potrebbe regalarci qualcosa scalfari e il suo gruppo quotato in borsa. Sarebbe beneficienza per una giusta causa, ridistribuzione del reddito, tanto per rimandare l’ennesima guerra tra poveri.

Nel frattempo è da leggere questa utile paginetta, sui prezzi del petrolio ed i prezzi dell’energia.

Libero mercato

May 31, 2008

ps. Leggo un articolo su repubblica.it , scritto da massimo giannini, e mi si rizzano i capelli in testa mentre il cuore piange.

Giannini definisce la federal reserve “mitica” (sic). Mitica si, soprattutto dopo i favolosi risultati che ha prodotto sul dollaro (c’è chi parla di carta straccia) e sull’economia americana (in recessione); poi, propone come ricetta risolutive alla crisi una serie di misure generali che non hanno nulla di realistico. 

Ad esempio (cito): Vigilanza sui mercati, nella filiera che va dal produttore al consumatore. Interventi fiscali su prezzi di beni specifici e tariffe non più amministrate.

Non capisco cosa voglia dire vigilanza. Vuole forse dire stare a guardare le speculazioni che operano i distributori ed i commercianti?  Ricordiamoci del fornaio di Padova che aveva deciso di abbassare il prezzo il pane, poi messo sotto tiro dalle associazioni di categoria, le quali se stanno zitte zitte ed evitano i commenti mentre vedono crescere i profitti.

Senza parlare delle regolamentazioni europee che stabiliscono quote alla produzione di questo e quello, prodotti agricoli, e latte (in tempi di crisi alimentari, reali e speculativi che siano) l’unione europea finanzia con i nostri soldi la non produzione. E noi stiamo a gurdare.

Senza parlare delle speculazioni di borsa che, scommettendo su crisi globali ‘future’ delle materie prime, fa crescere i prezzi delle richiestissime granaglie, acqua, e petrolio anche prima della crisi da tracollo. Una profezia che si autoavvera: scommetto che il prezzo del petrolio salirà a 200 dollari, ed ecco che tutti si fiondano a comprare … col dollaro basso poi… 

E poi, prosegue giannini, altra misura per fronteggiare la crisi sarebbe (cito): Iniezioni massicce di liberalizzazione nei settori protetti.

Ma quali sono i settori protetti? A cosa si riferisce? Forse ai taxi di roma? O forse ai farmaci? O forse ancora alla benzina? L’abbiamo visto il risultato delle “liberalizzazioni” di bersani. E poi, che si sappia, il mercato non è libero per niente.

Un mercato libero non fissa quote di produzione, non fissa prezzi minimi, non impone ai consumatori (come fa l’unione europea) cosa sia permesso consumare ed in che misura, non favorisce le concentrazioni ed i monopoli, ed infine non usa i soldi dei contribuenti per finanziare giornali che fanno informazione discutibile.

http://www.soldiblog.it/post/1293/casa-e-alimenti-una-brutta-annata